"Fantastiche matite" di Roberto Denti
(L'immagine è tratta da "Il mago dei labirinti" di Pinin Carpi)

La diffusione del libro illustrato per la prima infanzia è un fenomeno editoriale di massa che ha inizio a partire dalla metà del 1950, quando le tecniche tipografiche permettono la produzione di libri ad un prezzo abbastanza accessibile ad un largo strato di lettori. La storia del libro illustrato per bambini ha inizio con il Comenius che pubblica il suo "Methodus Linguarum Nóvissima" (1643–48) e riesce a presentare vocali e consonanti a colori. Ma si tratta di un fenomeno isolato e comunque con specifici fini didattici. Per arrivare più vicino a noi, ricordiamo che "Le avventure di Pinocchio" (1882) hanno la prima illustrazione in bianco e nero e che non si tratta di un testo per bambini piccoli per i quali l’editoria riserva libri illustrati (e anche “animati”) a colori a prezzi consentiti ad un’alta borghesia molto ricca. E’ appunto dopo la metà del 1900 che il libro illustrato comincia ad avere larga diffusione sia per ragioni di prezzo, sia perché viene finalmente acquistata la consapevolezza dell’esigenza del bambino di leggere le immagini nel lungo periodo che precede la capacità di affrontare la parola scritta. Il rischio, quando si affronta il tema dell’illustrazione, è quello di dare la preminenza agli elementi estetici (quando non estetizzanti), dimenticando le funzioni estremamente più complesse che i fattori iconici rivestono per i bambini, soprattutto nella prima infanzia. E’ necessario infatti, avere ben presente quanto sia cambiato il modo in cui i bambini entrano a contatto con il mondo che li circonda rispetto agli ultimi cento anni (data ovviamente indicativa) quando i libri erano un privilegio di famiglie di elite mentre la massa delle persone era del tutto analfabeta. Nella famiglia di gruppo (e per “gruppo” intendiamo quello adulto, parentale e sociale, e quello dei coetanei a partire dai primissimi anni di vita) l’apprendimento era limitato alle esigenze della cultura locale, compreso soprattutto quello che riguardava il lavoro: le competenze agricole variavano da zona a zona, indipendentemente dalla conformazione geografica di pianura, di collina o di montagna. C’era l’uniformità dell’ignoranza e la mancanza di esigenza di acculturazione da parte della massima parte della popolazione. La situazione cambia radicalmente con l’inizio della scuola dell’obbligo in concomitanza con l’avvio della rivoluzione industriale. Si comincia a utilizzare lo “strumento” libro per tutti coloro che affrontano l’apprendimento della lettura e della scrittura. Dall’ascolto delle storie trasmesse per via orale si passa alla lettura diretta di narrazioni differenziate per età. Il “romanzo” specificatamente scritto per l’infanzia è un fenomeno che si sviluppa nella seconda metà del 1800 ed è indirizzato a chi ha superato almeno i nove – dieci anni di età. Si pensi, ad esempio a "Tom Sawyer" (1876), "Pinocchio" (1883), "Il giardino segreto" (1920), ecc. Altro discorso per i libri destinati alla prima infanzia, età che esige la preminenza dell’illustrazione sul testo. Infatti, mentre il bambino ascolta l’adulto che legge ad alta voce, segue il racconto attraverso la lettura dell’immagine i cui meccanismi apprende da solo, passando dalle figure semplici del primo anno di vita alle illustrazioni più particolareggiate la cui comprensione si acquisisce con l’esercizio e la ripetitività dell’osservazione. L’illustrazione è legata al racconto al quale si riferisce ed è di per se stessa un racconto o una sua parte integrante, quando l’artista è capace di realizzarne la validità. Oggi i bambini hanno scarsa dimestichezza con il racconto orale (la lettura di un testo a voce alta da parte dell’adulto è indispensabile e determinante, ma il racconto orale aveva altre capacità di catturare l’attenzione e di emozionare anche perché vissuta insieme ad un gruppo di persone diverse per età e sesso) e con la vita collettiva nei cortili, nelle strade, nelle aie dei cascinali. La vita di un tempo è oggi improponibile ed è quindi indispensabile sfruttare le possibilità che la tecnologia mette a disposizione: una di queste è il libro illustrato, le cui molteplici ed infinite suggestioni offrono al piccolo lettore non soltanto le meraviglie di un mondo sconosciuto, ma anche la possibilità di sfrenare tutta l’immaginazione possibile. La lettura dell’immagine è un fatto culturale e non istintivo e quindi è indispensabile che venga attuata con metodologia e rigore. Non si possono lasciare i bambini senza aiuto da parte degli adulti, i quali spesso, invece, non sottopongono proposte diversificate sia per forma che per contenuto. Lettura della parola e lettura dell’immagine restano due linguaggi estremamente differenziati (come altri: ad esempio teatro, cinema, ecc.) che nel caso del bambino si integrano e possono esprimere emozioni del tutto diverse. Il discorso ci porterebbe lontano, ma è interessante, a questo proposito, ricordare quanto scriveva Theophile Gautier nel suo celebre "Capitan Fracassa" (1863): "L’opera dello scrivere è in questo inferiore a quella del dipingere, perché lo scrittore non può mostrare gli oggetti se non uno dopo l’altro. Uno sguardo solo basterebbe ad afferrare, in un quadro in cui l’artista le avesse adunate attorno alla tavola, le diverse figure che vi abbiamo disegnate; le vedreste con le ombre, i lumi, gli atteggiamenti contrastanti, il colorito di ognuna e un’infinità di finiture che mancano a questa descrizione [scritta], pur già troppo lunga, benché si sia cercati di farla il più possibile breve".
Roberto Denti
Biblioteca Civica "Ettore Pozzoli"