Fantastiche matite
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Nel territorio che si estende a nord di Milano, dalla grande città su fino ai primi contrafforti prealpini, oltre ai numerosissimi cantieri edili, con centinaia di gru svettanti indifferenti, e pronte malvagie ad intasare un territorio già urbanizzato oltre ogni logica, per una qualche misteriosa e miracolistica ragione, anche le mostre di illustrazioni (infantili e non) godono di un periodo di grassa prosperità.
A Milano la galleria Nuages, da anni specializzata e attenta a tale produzione, ha rinnovato i suoi spazi e si è appena trasferita in locali ampi e confortevoli.
Pure una galleria anomala e molto interessante come l'Affiche non disdegna di "sporcare" la sua linea espositiva, d'arte adulta, con l'intrusione di illustratori pronti a dimostrare di essere molto più che eccelsi artigiani e molto meglio di tanti imbrattatele.
A Monza approda ormai con regolarità una manifestazione pionieristica come "Le immagini della fantasia": da Sarmede - vicino a Treviso - arrivano in Brianza bellissime tavole "pitturate" da illustratori di tutto il mondo. Chissà se i molti monzesi che salgono curiosi ad osservare tutto ciò che ospita il loro Arengario, sanno che quelle figure preziose vanno semplicemente ad illustrare libri per bambini e non a decorare riccamente qualche salotto della buona borghesia?
A Figino Serenza, un piccolo comune della Brianza comasca, da oltre dieci anni, circa ogni sei mesi, nella locale biblioteca si espongono originali di illustratori superlativi, tanto bravi quanto disincantati nei confronti del proprio lavoro.
Ora anche Seregno si aggiunge a quelle esperienze, sempre preparate con cura, forse poco considerate eventi (meno male!), ma presenti sul territorio da parecchio tempo. E lo fa con una scelta interessante, di portare cioè la mostra in una Galleria Civica, a ribadire che le illustrazioni sono meritevoli d'una considerazione alta: i suoi abituali visitatori non possono ignorare un'espressione artistica così matura. Con la speranza poi che i numerosissimi bambini, frequentatori assidui della biblioteca comunale e lettori onnivori, scoprano un altro luogo "speciale", dove a rivelarti segreti, a parlarti, a darti consolazione, invece dei libri sono immagini corniciate e appese a una parete.
Cinque sono gli illustratori che dovrebbero riuscire ad abbarbicarsi con i loro segni sulle masse cerebrali dei seregnesi, per riuscire a stupirli e a farli innamorare delle belle figure. Inappuntabile la scelta (e non l'ho fatta io): stili e tecniche diverse, ampio lo spettro generazionale rappresentato (dai nati negli anni Quaranta a quelli degli anni Settanta). Con un unico tratto in comune, L'ELEGANZA, non ostentata, fine a se stessa, ma piacevole e raffinata.
Nella Bosnia, con i suoi lindi bianchi e neri, di grazia vagamente liberty ma senza stucchevoli eccessi floreali, presenta disegni che sono veri prototipi d'eleganza. Linee chiare raccontano storie perse nella storia. Se avete bambini (maschi) piccoli, che maniacali amano passare pomeriggi sugli album da colorare, fotocopiate loro qualche guerriero medioevale della Bosnia e, di sicuro, li farete felici. Se avete bambine (femmine) piccole, procuratevi e leggete loro Rosaconfetto. Per una fortunata coincidenza editoriale tanti libri pubblicati da Nella Bosnia in Italia nel lontano 1976 e da tempo introvabili, tenuti in vita nella vicina Francia, sono di nuovo ristampati, tra l'altro in maniera impeccabile e su carta libidinosa, dalla Motta Junior.
Federico Maggioni, alle spalle un'attività più che trentennale legata all'illustrazione e alla grafica. Dell'ovviamente nutrito curriculum mi piace ricordare una sola cosa: che sia stato art director dell'edizione italiana di "Pilot" (1984-85): per un ventenne lettore di fumetti - qual ero io - trovarsi tra le mani una rivista 'sì fatta, era ossigeno puro, gioia per gli occhi, ricostituente per la mente. In possesso di un singolare segno grafico, chiaro e pulito, con continue operazioni concettuali, lo va modificando da anni, lo tira, lo allunga, lo stira, lo riempie di puntini a mo' di semi d'anguria e di segnetti a spine di cactus, lo tridimensionalizza con gesso e das; nel libro Cuore ha sporcato le tavole, le ha annerite, rese sanguigne, caricate di tensioni drammatiche. Da artista colto va creando una specie di passaggio, di ponte tra l'illustrazione più grafica - che già spazia dall'immediatezza delle vignette satiriche agli azzardi mentali più estremi (vedi Munari e Lionni) - e quella pittorica, almeno di tanta arte divertita e in trance per il troppo pensiero del XX secolo (vedi, tanto per confondersi, Morandi e Pollock).
Sandra Bersanetti con i suoi disegni acquarellati, quasi fossero tavole di fumetti per bambini ben curate e non tirate via da una stampa computerizzata un po' brutale, ci accompagna con allegria e freschezza verso un'illustrazione cesellata, vera propedeutica all'arte tradizionale prima del ciclone provocato da quella contemporanea.
Octavia Monaco ti fa precipitare dentro un teatro di marionette, con le quinte, i personaggi mossi dai fili, le sontuosità delle scenografie e dei costumi; attento e in devoto silenzio guardi e ascolti, stupito e rapito, favole e altre diavolerie. Le facce spigolose della Monaco, per non so quale svolazzo geometrico e associatorio, mi ricordano i visi di una splendida fumettista italiana quale Anna Brandoli: anche lì mi capitava d'essere risucchiato dentro le intricate vicende del racconto.
Infine Nicoletta Ceccoli e le sue opere perfidamente inquietanti, o forse candidamente inquietanti (ma poco importa, dato che dopo la loro visione non ho mai dovuto rivolgermi ad uno psicoterapeuta). Realismi, surrealismi, voli celesti e approdi lunari in un universo delicato, a cui accostarsi con riverente cautela, come fosse fatto di ceramica e porcellana. Per anni ho detto peste e corna contro le periodiche, reiterate, ennesime edizioni di Pinocchi illustrati. Andavo ripetendo che l'edizione di Innocenti aveva ricondotto il burattino là dove era partito, in un mondo di poveri contadini toscani, persi tra neve lercia, bettole maleodoranti, briganti.. e che non occorressero altri pasticci pittorici. Debbo confessare che la Ceccoli mi ha dimostrato quanto avessi torto: del suo Pinocchio - tenero e folle - ho il ricordo di una gradita sorpresa.
Ciò che ho scritto sono solo parole, le figure invece appese alle pareti della Galleria sono molto più che belle figure. Sono state eseguite, in linea di massima, per pura ragione alimentare; se vogliamo che la loro esistenza abbia giustificazioni più nobili, sta a noi ora metabolizzarle, perché siano strumento efficace per migliorare la qualità della nostra vita e quindi quella dei luoghi che abitiamo.